Dipace
Antonio
Nato il 26 maggio
Insegnante ordinario di matematica e fisica al Liceo Scientifico “Calamandrei” di Napoli, ed assunto a tempo indeterminato il 9 dicembre 1981 come ricercatore dal CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare); tale ente si è trasformato, nel 1982. in ENEA (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente).
Fino al 1983 il dr. Dipace si è occupato di problematiche connesse alla radioattività ambientale, contribuendo, tra l’altro, alla caratterizzazione meteo del sito di Montalto di Castro, che avrebbe dovuto ospitare una centrale nucleare. Nello stesso anno si trasferisce presso il Centro ricerche ENEA di Frascati, occupandosi di ricerca nel campo dei laser e della fusione termonucleare controllata. In particolare ha contribuito alla progettazione e sviluppo di laser a gas, segnatamente laser ad eccimeri, e di laser a elettroni liberi. Nell’ambito dell’attività connessa al laser a elettroni liberi (FET, ovvero free electron laser), ha fatto parte dello staff che ha realizzato lo studio di fattibilità di una sorgente laser avente il compito di portare alle condizioni di ignizione il plasma di un Tokamak, macchina per realizzare la fusione termonucleare controllata a sconfinamento magnetico.
Sempre in tale ambito ha fatto parte dello staff della Società Italiana di Fisica (SIF) che ha condotto al termine, sotto la direzione del prof. Carlo Rubbia, il progetto per la realizzazione di una macchina per la fusione termonucleare a sconfinamento inerziale mediante ioni pesanti
Il dr. Dipace è autore di numerosi lavori, pubblicati su riviste scientifiche internazionali, nei campi della matematica, fisica teorica, e fisica applicata. Attualmente lavora presso il Centro ricerche di Portici dell’ENEA.
L’Autore di quest’opera. quando ha ricevuto personalmente dal dr. Dipace il suo curriculum vitae, si è trovato di fronte ad una persona gentile, che a prima vista suscita simpatia, rispetto, e durante l’incontro avvenuto in casa della zia materna, la conversazione si è svolta in maniera piacevole toccando interessanti punti come il concetto di Dio, il conflitto tra fede e scienza; ed infine i due interlocutori hanno parlato di ricordi legati al natìo loco, attraverso il dialetto salinaro, madre lingua di una antica comunità. Il dr. Dipace con tono pacato ha toccato gli aspetti in conflitto tra fede e scienza, ribadendo il principio della loro aseità; ed infine, ha parlato della sua grande amarezza. quella di aver dovuto abbandonare il suo paese d’origine, spiegando le ragioni che lo aveva determinato: “Il percorso scientifico da me intrapreso ha avuto 2 linee guida: progresso materiale e progresso dello spirito. Per quanto riguarda il primo aspetto la mia esperienza mi porta a contestare l’assunto secondo il quale c’è la soluzione per ogni problema, purché ci siano soldi a sufficienza e ci sia la volontà politica : non è vero. Se io svolgo attività di ricerca mi confronto, nel piccolo o nel grande, con l’ignoto, per cui non so se e quando risolverò il mio problema: oggi, tra un anno, o mai. Imprevisti e difficoltà non visibili prima sono sempre in agguato. Questa realtà male si accorda con la mentalità dei detentori del potere politico ed economico, che programmano il futuro prossimo e quello remoto. Ha più di quindici anni una conferenza sull’energia organizzata dalla SIF, in cui tra l’altro si diceva che entro vent’anni il petrolio sarebbe stato sostituito dal gas; a distanza di cinquant’anni ci sarebbe stata l’era della fissione e, un secolo dopo, l’era della fusione. Per loro queste cose si possono fare con un semplice fiat…
Il progresso dello spirito porta invece alla ricerca della verità, ed è su questa strada che ho provato le più grandi soddisfazioni. Dalla fisica ho imparato a non avere mai opinioni rigide, che le certezze raggiunte dall’ uomo hanno carattere provvisorio, e che, infine, nessuno è tanto bravo da poter fare tutto da solo. Ho imparato ad essere umile, perché posso avere sempre bisogno di parlare odi far giudicare il mio lavoro da un amico.
L’arricchimento più importante è stato raggiunto mediante riflessioni sui fondamenti della fisica, che sono divenuti, in epoca contemporanea, i fondamenti della scienza e dello stesso sapere umano, nell’ambito di una visione positivista della realtà. Si è scoperto, con grande sorpresa, che la matematica, fondamento della fisica, non è un assoluto, infatti è impossibile formulare una matematica che possa essere logicamente completa ed esente da contraddizioni. La scienza dunque esiste, ma non trova in sé stessa le fondamenta della sua costruzione. C’è, funziona, ma non sa perché. E pertanto naturale aprirsi a Dio e alla fede come fondamento di tutto. La scienza dimostra Dio non in positivo, perché l’inferiore non può spiegare il superiore, ma in negativo, facendoci essere senza spiegarci come mai esistiamo. Pertanto è naturale ripetere il Salmo 62 : “Mio Dio, all’aurora ti cerco, di Te ha sete l’anima mia, come terra deserta, arida, senz’acqua”. Ho imparato così a sentirmi una cosa piccola, immerso in una sapienza che mi trascende ma non mi spaventa, perché so che questa sapienza è l’altra faccia di un amore misterioso ed immenso che mi abbraccia e mi avvolge, come abbraccia tutti.
Non ho paura che più ricerca scientifica possa portare a maggiori conflitti con la fede, o alla morte di quest’ultima. Penso che sia esattamente il contrario. Ho paura invece che la scienza sia bloccata, per poter cristallizzare certe immagini da propaganda atea, in modo da poter convincere tutti che l’immagine di Dio non è moderna.
Dio ci salvi da questa iattura.
Dalla vita ho avuto tante gioie e qualche amarezza: la più grande è stata quella di aver dovuto abbandonare il mio paese d’origine. È stata una scelta quasi obbligata perchè Margherita di Savoia è una bellissima cittadina in cui trovi tutto, tranne il lavoro. Almeno questa è stata la mia esperienza. Mi manca soprattutto il dialetto salinaro. che continuo a sentire come mia lingua madre anche quando mi sono trovato, unico italiano, a parlare ad una conferenza internazionale di fisica, naturalmente in inglese. In famiglia ho sempre parlato solo in salinaro: Ora mia madre e mio padre, ai quali devo tutto, non ci sono più, per cui, tranne sporadiche conversazioni al telefono con mia sorella, parlare in salinaro appartiene ai ricordi.
Posso dire in conclusione che sto vivendo una vita serena grazie ai doni che Dio mi ha fatto, e alle persone che Egli mi ha messo accanto : mia moglie Maria, e i miei figli Felice, Matteo ed Angela: angelo volato in cielo a quattro anni di età. Loro sono l’amore vissuto al presente, mentre i miei genitori. Felice ed Angela Carli, sono l’amore vissuto nel passato, ma vivo nei miei ricordi. A loro mi rivolgo, con amore e gratitudine, per ringraziarli per aver reso la mia vita così piena di gioie”.
(curriculum-autobiografico tratto dal libro “I Salinari ed altri personaggi
di ieri e di oggi nella storia di Margherita di Savoia – di E.Amoroso)